COLORI COME INVOCAZIONI

dipinti di Livia Cuman

Mario Guderzo

“PER FRATELLO VENTO, PER L’ARIA, LE NUVOLE, IL CIELO SERENO E PER OGNI TEMPO”: PRIMA INVOCAZIONE

L’arte si rivela in una dialettica di scelte e di proposte continue,  proprio per questo è importante che l’artista vi si riconosca, rappresentando se stesso, i propri punti di vista, in una parola, il proprio stile. Livia Cuman agisce in questo senso, si svela nella sua interiorità e le sue creazioni sono come un frutto vero, dolcissimo, ricco di quella sensibilità che le appartiene.

Per lei l’arte è un processo continuo a cui si sottopone in una voluta ricerca che, oggi, si trasforma ancor più in una necessità. Il percorso di elaborazione, molto complesso e di simultaneità d’esperienza, l’ha posta dinanzi ad un problema di interpretazione storica, suo malgrado, sia pure soltanto nel tentativo di accettare la sua stessa forma d’arte.

C’è in lei un’originalità che viene elaborata con coscienza e ciò che potrebbe risultare come apparente, come un puro esercizio di stile, si rivela in realtà come la comprensione degli aspetti fondanti di un linguaggio ricco di contenuti e di forme espressive. Il suo processo mira a trasmettere, attraverso i colori, le emozioni: una traslazione interpretativa che attraverso la sua evoluzione la riconduce al presente.

La pittura di Livia Cuman è una prosa ritmica “in colore”, a imitazione di astrazioni calibrate e concise. La sua è un’espressine spaziale tesa ad abbracciare lo spazio in essa racchiuso mentre la serena disposizione dei colori raccoglie un insieme di immagini che sono il frutto di una ritmica gestualità come i versi salmodianti di un’invocazione. Così la personale intimità, l’affettuosa confidenza, la profonda sensibilità si trasformano in un poetico linguaggio, pervaso da versificazioni contemplative.

Osservando i dipinti di Livia Cuman ci si ritrova proprio in queste espressioni di grande intensità, ricche di tonalità che la contraddistinguono nel suo essere un’artista dalle attuali ascendenze espressioniste. Sa che è fondamentale esprimere se stessa totalmente, perché le basi su cui distende il suo pensiero e le sue riflessioni necessariamente devono dire una ‘verità’, tutta la profonda verità del suo animo. Le opere d’arte parlano dei loro autori, introducono alla conoscenza del loro intimo e rivelano l’originale contributo da essi offerto alla storia e alla cultura tout court.

Come avviene anche per la scrittura poetica, la pittura di Livia Cuman ha un compito fondamentale: quello di saper emozionare e, allo stesso tempo, trasmettere un messaggio ricco e intenso. Ma questo non basta, perché ciò che conta per la sua arte è il fatto che essa susciti una determinata partecipazione, gettando luce sulla realtà,  quella che ci passa davanti agli occhi, che è ‘opaca’, in fondo, non la sappiamo vedere, costretti dall’assuefazione e dall’abitudine.

La stessa Cuman definisce l’arte come metafora della vita e, nel contempo, come una sorta di strategica finitezza in un ‘viaggio mentale’ creativo, coinvolgente, indipendente da ogni gabbia stilistica, a volte liberatorio, ma sempre originale e vitale, frutto di un’espressività propria dell’universo femminile.

“TU SEI BELLEZZA, TU SEI SICUREZZA, TU SEI QUIETE. TU SEI GAUDIO E LETIZIA”: SECONDA INVOCAZIONE

La pittura di Livia Cuman è aniconica, fatta di segni espressivi che comunicano emozione, ma un’emozione allo stato puro, spinta al massimo grado.

L’artista ci insegna che la ricerca del ‘bello’ nelle cose quotidiane ci aiuta indubbiamente a raffinare la sensibilità e il modo di osservare la realtà.

Tutto ciò emerge con chiarezza da questo nuovo ciclo di dipinti dove si esprime con una straordinaria e imprevedibile vitalità creativa, quasi a sottolineare come ‘l’arte non è lo studio della realtà positiva, ma la ricerca della verità ideale’.

Un viaggio introspettivo, dunque, una sorta di narrazione, come un reportage di un itinerario emozionante, ricordo di un’espressione del vissuto e di un momento del vivere il presente. Nelle ultime prove l’artista ha finalizzato la sua ricerca stilistica procedendo all’elaborazione di situazioni astratte, cogliendo spazi che permettono la dilatazione di linee che si stratificano, si intrecciano e si distruggono. Nello stesso tempo, tendono a restituire una nuova idea di spirituali ambientazioni dove, con l’aiuto della sua tecnica, la luce soffusa pulviscolare si connette con le forme rigenerandosi, modificandosi in continuazione, creando, così, nuovi passaggi ed aperture.

Sovrapponendo velature di colore che cancellano i confini e confondono i limiti riesce a raggiungere una rinnovata identità delle atmosfere.

La sua pittura rifugge la contingenza e tende ad esprimere il nodo germinale da cui si sviluppano i pensieri e le emozioni, invitandoci a pronunciare un giudizio che non sia definitivo, ma che possa rappresentare una comprensione, quasi un’invocazione immediata, profonda, certa in cui la tensione conoscitiva è tanto importante quanto l’armonizzazione dell’azione.

La sua pittura prende le mosse dalla consapevolezza che esistono zone d’ombra che ancora richiedono di essere illuminate, perché pregne di una conflittualità intrinseca all’esistenza.

È così che molte sue opere si manifestano ricche di un dinamismo, di un’attitudine a guidare lo sguardo, ad imprimergli una spinta verso l’infinito, mentre i segni si sovrappongono con il risultato di rendere tangibile l’idea di un nucleo emotivo primigenio, ancora inespresso, contenente in sé infinite possibilità di sviluppo.

“ALTISSIMO GLORIOSO … ILLUMINA LE TENEBRE DE LO CORE MIO” : TERZA INVOCAZIONE

Penetrando ancora di più nell’osservazione dei dipinti, affiorano ricordi di incisioni rupestri, di pitture parietali; in quei colori, ritroviamo quei grumi di energia che un’iconografia primigenia affidava ad immagini irraggiungibili, ma fondamentali per una vita. Scavando dentro se stessa, nel suo percorso interiore, l’artista ritrova e, quindi, fa emergere tutta una serie di evocazioni ricollegate al concatenarsi della memoria: sono solo tracce, da inseguire, da decifrare nei loro segreti ‘codici esistenziali’. Nelle opere più recenti, l’artista ha spinto avanti il suo cercare il punto in cui la vibrazione si fa suono, musica, parola. Si fa, appunto, invocazione.

C’è in lei il bisogno di conquistare un punto di vista che ci sappia elevare dalla mischia, si sa che solo nel gioco delle varie manifestazioni, l’artista potrà cogliere la struttura complessa e dinamica delle verità contingenti e plurime, di ciò che attiene alla propria arte che è divenire, storia e ‘logos’ dello spirito del mondo. Quale felice intuizione possiamo trarre dal primo impatto, che sollecita la nostra analisi estetica e ci guida ad affrontare un discorso complesso e originale.

Fin da una prima analisi, il linguaggio dell’espressione artistica di Livia Cuman ci appare magico, affabulatorio, quasi onirico, esso possiede qualità di grande comunicabilità e un notevole peso emotivo, soprattutto dove c’è sintesi di movimento ed essenzialità di gesti.

Le sue raffigurazioni sono immerse in un territorio atemporale e provengono dal ‘topos’ della memoria e dal mondo delle idee ed avendo anche un valore simbolico, sono capaci di stimolare l’artista verso una nuova libertà d’espressione, verso una maniera più immediata di collegare segno e colore ai sommovimenti profondi dell’essere.

Così il ‘canto’ del colore appare intriso di luce, forte e solare, espresso con gialli caldi e sulfurei, con rossi passionali e sanguigni, con blu sconfinati e dalla profonda sonorità, tutti impressi nella loro esuberanza cromatica, ma anche i viola e i verdi offrono una poetica dei sentimenti e suggeriscono alternative stimolanti ed emozionali all’anima, proprio per quel loro riprodurre sonorità e silenzi nei quali c’è tanta poesia esaltante, nell’affermazione dell’idea che penetra ed indaga in questa realtà e nelle sue immagini.

Segni, luce, superfici, in cui si avverte sempre una forte esigenza di espansione spaziale, di situazioni “slittanti” in cui compaiono anche segni in forma di scrittura veloce, segnature dello spazio, ritmi astratti giocati sulla dialettica tra luci ed ombre, in superfici ricche di umori, di macchie e di segni, appunto.

Allusività e simbologia, impressioni di grande forza visiva che la pittrice traduce nella sua modalità strutturale, tracce che sembrano fissare il dinamismo delle pennellate e di ancorare il dinamismo della superficie, segni attratti intorno a vortici che risucchiano lo sguardo e che non gli permettono di perdersi e di allontanarsi dal nucleo suggerendo una direzione, creando lo stesso fondamento visivo dello spazio, la sua anima totale.

Questa libertà “senza smarrimento” può essere la cifra di una pittura che desidera ritrovare il senso della forma lontano dagli schemi, da figure precostituite, ma con un gesto che vuol essere fondamentalmente libero, frutto di una fervida immaginazione creativa a rappresentare l’indefinito ed il mondo interiore. Un senso del dipingere come linguaggio dell’interiorità, come profonda emozione che accompagna l’esistenza oltre il pensiero ed il dominio della ragione, ma soprattutto come riflesso di una serena sensibilità, accompagnata dalla consapevolezza di rappresentare una bellezza compositiva che arriva a tradurre l’osmosi tra informale ed astrazione lirica. Questa è la pittura di Livia Cuman. Questa è Livia Cuman.