La laude di Livia Cuman

“…La pura santa semplicità Confonde ogni sapienza di questo mondo…” ( Francesco d’Assisi, Saluto alle Virtù )

Che la pittura sia per Livia Cuman lo strumento attraverso il quale si possa penetrare gli infiniti segreti del mondo sensibile e spirituale lo avevamo capito fin dalla mostra di Ca’ da Noal a Treviso del 2012.
Cinque anni, nella vita di un’artista così attenta come la Cuman, non sono trascorsi senza traccia e l’approdo che si conclude in qualche modo con questa nuova mostra ci conferma che la scelta astratta informale è divenuta una cifra stilistica che la caratterizza ma, contemporaneamente, dovremo accorgerci che la sua tecnica è cambiata e che il suo processo costruttivo dell’opera si è avvicinato alla composizione sacro-musicale.
Per costruire questa grande, impegnativa, melodia Livia ha scelto le parole di Francesco d’Assisi, le ha studiate e meditate, se ne è impadronita fino a conoscerle a memoria ed ha voluto ri-portarle a noi, rendercele visibili attraverso il colore che imprime sulla tela una preghiera fluida, altissima ed essenziale.
I tre testi sacri di Francesco che la Cuman ci offre nelle sue visioni sono “ Il Cantico delle Creature”, “La preghiera davanti al Crocifisso” e le “Lodi al Dio Altissimo”. Nell’insieme ci troviamo difronte a quasi 50 tele che vengono dipinte d’impeto, direttamente sulla tela, con i colori che seguono un andamento più fluido rispetto ai suoi lavori precedenti e vengono stesi con un pennello morbido di pelo di bue. Le spatole, che sono state per anni lo strumento base della sua pittura, servono ora solo per togliere alcune rugosità che vengono a formarsi con la stesura del colore e che, se non venissero rimosse, impedirebbero alla luce di scivolare sulla superfice piana.
Tutte le tele vengono preparate su una base- per l’intero spazio del quadro- di bianco che viene così ad esaltare al massimo la luminosità nella percezione finale.
Ma troviamo anche il bianco come soggetto a sé stante che apre o chiude ognuna delle tre preghiere francescane (Tu sei il re Onnipotente, Senno e conoscimento, etc.) e acquista in questa grande sinfonia il valore positivo di purezza , della perfezione divina del dio “Altissimo”. E’ il bianco irradiante dell’”Altissimo” che “illumina le tenebre de lo core mio” (Francesco d’Assisi, Preghiera davanti al Crocifisso)
La grande lezione di V. KandinsKiJ per la quale ogni colore è dotato di un suo valore espressivo e spirituale viene accolta dalla Cuman e filtrata, rivissuta attraverso la preghiera di Francesco che sostanzialmente è un inno alla meraviglia del creato e al riconoscimento del suo Creatore. L’astrazione diventa dunque sintesi estrema della magnificenza del sole e della luna e dell’acqua e del fuoco che, con l’uso del colore puro che si fa sulla tela attraverso l’azione pittorica, ne manifesta frammenti di infinito.
Il processo contemplativo al quale questa pittura ci spinge non può essere risolto se non come un deposito memoriale, ricondotto a noi come una preghiera antica, mille volte recitata, mille volte ricordata. Ed ecco, allora, che il “senso” è proprio questa sedimentazione riemersa e intonata attraverso i colori-preghiera che nel loro manifestarsi ai nostri occhi puri diventano “ fede diricta, speranza certa e carità perfecta”, e misurano di noi la nostra capacità di ri-conoscere il fondamento espressivo e sacrale del colore.
“Tu sei giustizia” e “ Beato sì, mi Signore, per sora nostra morte corporale” sono due laudi-quadri speculari fra loro : in questo frammento quadrato di cosmo-universo, nella sua restituzione fisica noi ci incontriamo con ( meglio sarebbe dire IN ), una luminosità rosata, luminescente, addolcita dalla presenza calda del giallo sfumato. Ma poi, in una frazione d’eterno, Livia ci porta a riconoscere al Creatore la sua giustizia nonostante quel taglio dolorosissimo del rosso che incide quasi al centro, in diagonale, la tela e dal quale spurga, letteralmente, un grumo vivo di rosso sangue. Il riconoscimento, l’accettazione della giustizia del Creatore sposta il piano di comprensione dalla dimensione estetica a quella morale ed è così alto da farci commuovere oltre i nostri singoli lutti e dolori. Riconoscere l’Altissimo giusto – nonostante quella ferita che gronda il rosso di un sangue sacrificale che si rende necessario per esaltare la purezza dei guizzi di bianco del quale è circondato- è una delle note più assolute dell’intera sinfonia. E guardare poi, con “fede diricta”, il testo molto combattuto, sofferto, palpitante della laude “ per sora nostra morte corporale” ci dà conferma della forza espressiva di Livia. C’è un prevalere dei toni del viola nel quadro che si formano in mescolanze di rossi e blu mossi, lumeggiati dall’insinuarsi di guizzi di bianco, quasi di comete veloci, che trapassano la superfice cromatica. E facendo proprio il valore simbolico-archetipale del viola che nella tradizione riconosce la spiritualità connessa al sangue del sacrificio la pittura laudativa assume, finalmente, il senso di una nota di commiato accorato e maturo, purificato dalle inquietudini del rifiuto e innalzato sull’altare della meta-morfosi dallo stato materico al richiamo spirituale.
Questa composizione visionaria del verbo francescano mantiene, sia nella visione d’insieme, sia nei singoli quadri l’idea che la pittura si debba sganciare dalla particolarità “per diventare una chiara espressione dell’universale” ( P. Mondrian) e che solo nell’universale, in “tutte le creature” , si possa trovare lo spirito Altissimo. “Tutte le creature” di Francesco illuminano “ le tenebre del core mio” e diventano altro da sé : sono richiami di memorie di verdi e gialli per “ nostra senora madre terra” o ricordi di blu e di bianchi per “ sora luna e le stelle” sono movimento cromatico, un divenire continuo dell’anima che sa cogliere la sintesi del mondo. Nulla è statico, dunque, nelle tele della Cuman, nulla è pre-determinato, definito attraverso disegni preparatori o schemi strutturali. E nulla è nero perché tutto è colore , come abbiamo visto, persino nella morte. E se, come le leggi sulla percezione del colore hanno dimostrato, il colore si produce “ solo nei nostri occhi e nel nostro cervello” ( J.Hitten) – con l’aggiunta del cuore – tutta questa sbalorditiva preghiera della Cuman francescana è un incredibile inno alla vita nel tempo che viviamo e che è frazione di tempo meta-fisico se riusciremo a perdonare il dolore” per lo tuo amore”.
Rimane ancora da dire sulla scelta prevalente del quadrato che riguarda interamente le due sezioni della “Preghiera davanti al Crocifisso” con 6 tele e le 29 più 2 delle ” Lodi al Dio Altissimo” e sulle tele bianche che aprono o/e chiudono ogni singola preghiera.
La scelta della forma quadrata, presente da Klimt in poi con continuità nella storia dell’Arte contemporanea, viene operata dalla Cuman perché le “forze” che agiscono all’interno della forma si orientino nello spazio attraverso un principio d’ordine che sappiano perciò mantenere un equilibrio basato sulla parità delle spinte orizzontali e verticali. Credo sia logico desumere che la scelta di equilibrio visualizzata nella forma quadrata sia di fatto aspirazione ad un’armonia interna e universale del e nel creato: “ Tu sei bellezza…e quiete”. ( Lodi al Dio Altissimo).
Le tele bianche che sono gli infiniti assoluti , luminosi e brulicanti di vita e contemporaneamente privi di fisicità cromatica sembrano arrivare ai nostri occhi da un tempo altro , sembrano irradiate da una luce ultra-terrena che si presenta come visione d’eterno. Fanno coincidere il silenzio e il suono più alto e sembrano, davvero, visioni mistiche riflesse in una preghiera che arriva ad una rigorosa stilizzazione.

“Perché suonare la melodia dell’infinito …. Significa accordare le parole all’immenso e all’assenza stessa di parola.” ( R.M. Rilke, Appunti sulla melodia delle cose ).

Donata Demattè, ottobre 2017